SEZIONI NOTIZIE

De Zerbi: "Dobbiamo metterci sempre la cattiveria con cui abbiamo cercato il 4-4"

di Valentina Spezzani
Vedi letture
Foto

Fare tre gol all'Inter e non fare punti, c'è da arrabbiarsi: «Io sono nato arrabbiato, per cui non mi sposta fare tre gol e non fare risultato – risponde De Zerbi nella sala stampa del Mapei Stadium - Mi spiace perchè sono molto legato a questi ragazzi ma finchè non capiamo che il talento, il potenziale, la corsa, la tattica, la tecnica, non bastano nel calcio, e finchè non capiamo che si mette sette giorni su sette, ventiquattro ore su ventiquattro quello che abbiamo messo per il raggiungere il 4-4, che probabilmente sarebbe stato anche meritato, allora buttiamo via il talento, il potenziale, ed è un peccato perchè andiamo via senza punti ed è un periodo negativo. Oggi mancavano giocatori importanti, ma questa è una squadra che può sopperire a qualsiasi assenza».

Sugli episodi: «I rigori c'erano tutti e due, per cui niente da dire».

Forse però si è visto il miglior Sassuolo della stagione: «Noi abbiamo vinto due partite giocando bene, a Torino abbiamo perso ma abbiamo fatto una gara discreta e con tante assenze. Oggi quello che poche volte si è visto è la reazione caratteriale, che deve essere normale nel calcio, perchè è uno sport di contatto, di duello, di motivazione, di ambizione, di fame, bisogna andare oltre al colletto bianco. Ho una squadra di bravissimi ragazzi, ma chi va oltre non è una cattiva persona, e noi quello dobbiamo fare, altrimenti i ragazzi buttano via il loro talento. Questa è una squadra forte, nei singoli più forte di quella dell'anno scorso. Sono però due anni diversi, perchè l'anno scorso eravamo al completo il primo giorno di ritiro, quest'anno no, ma il talento non manca, fare la formazione è difficile proprio per questo. Boga ha fatto quello che voglio io sul gol, ma se va a fare pressione e viene saltato come se il risultato non contasse, allora con me sta fuori sempre, anche se ha talento, perchè come lui ce l'hanno molti in squadra, e voglio di più, venerdì è la partita top, perchè il Verona da questo punto di vista si distingue da tante altre».

Sulle imbucate in difesa: «Abbiamo faticato nella seconda parte del primo tempo, ci siamo allungati, Brozovic portava a spasso un po' troppo Traorè, lasciavamo troppa libertà a De Vrij, avremmo potuto forzare qualche anticipo in più alle punte perchè è chiaro che se la fai prendere a Lukaku, che se ce l'hai davanti non sai se giorno o notte fuori perchè ti copre tutto, arriva la giocata del campione, devi anticiparlo. Il primo gol mi brucia come il secondo, perchè viene da un corner dove Caputo si fa anticipare da Candreva, perdiamo due contrasti e la palla finisce a Lautaro, a cui Tripaldelli concede il suo piede migliore. A Berardi l'avversario toglie il sinistro, poi Domenico è bravo a mettersi la palla sul destro e calciare, ma la malizia è quella, loro a noi hanno concesso il piede “debole”, noi a loro quello forte. Comunque i ragazzi hanno fatto bene, dal punto di vista dell'impegno posso dire poco. Per Tripaldelli oggi era l'esordio dall'inizio e prima della partita gli ho detto di divertirsi che era una giornata che si sarebbe ricordato per tutta la vita. Ha fatto una buona partita, all'inizio era un po' legato, perchè l'aspetto mentale conta tanto, sopratutto in un ragazzo giovane. Berardi ha fatto bene, ha fatto sempre bene, anche perchè ha l'atteggiamento del trascinatore».

Sul 4-2-3-1: «Sono stato un po' obbligato a farlo e quindi fortunato. Tre punte più un trequartista contro l'Inter da un lato poteva essere un azzardo, dall'altro abbiamo tolto le imbucate subite prima, perchè eravamo uomo su uomo. Va detto che abbiamo messo giocatori forti che stanno bene tutti e due, togliendone due forti, perchè Traorè e Obiang lo sono. Ci sono giocatori arrivati all'ultimo che ancora non hanno fatto due settimane di allenamento di fila, si conoscono poco tra loro e ancora io non li conosco bene dal campo, dobbiamo ancora trovare la quadra».

Sul ricordo di Squinzi: «Non faccio post sui social e non mi sono espresso tanto. Mi ritengo fortunato per averlo conosciuto e sfortunato per averlo vissuto troppo poco, per una mia crescita, per un mio miglioramento, con due parole ti faceva capire l'ambizione che aveva, che era smisurata. C'è chi dice che vedesse oltre, ma non diceva le cose in maniera presuntuosa, ma in maniera seria, obiettiva, da lavoratore quale era. Non era un uomo tipico del calcio, era di un altro livello, per signorilità, intelligenza, finezza nelle parole e negli sguardi. Ho parlato con lui troppo poco ma il giusto per capire che spessore avesse la persona che avevo davanti. Avevi sempre la sensazione che ti dicesse qualcosa di diverso rispetto ad altri, io ho avuto un altro presidente così, che era Vigorito, e me lo godevo sempre quando parlava. Oggi ci tenevamo a far vivere ai figli e alla nipote una giornata bella. Non so quanti anni starò ancora qua, ma so di avere la fortuna di avere una proprietà di persone perbene ed è difficile nel calcio trovarle».

**riproduzione riservata